mercoledì, 19 aprile 2006
L'attesissimo sequel di Fase sakutariana.

The long-awaited sequel to Fase sakutariana, bilingual version (please bear with my poor English skills).
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domenica, 26 marzo 2006
Questo e' l'ultimo post. Dal Giappone.
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categoria:vita in giappone
giovedì, 23 marzo 2006

Vi è andata bene (ma con chi parlo?). A distanza di una settimana dalla mia partenza, lunedí scorso, il mio laptop nemmeno du-enne si è beccato un virus che ha fatto defungere l'HD. Mi trovo a scrivere in condizioni di fortuna, in strutture pubbliche. Vi siete risparmiati uno sbrodolamento bloggetaro e narciso, di come il giovane ricercatore viveva i suoi ultimi giorni nella terra dei cami, prima del travaso nella terra dei camuni.
Ecco i 5 post che avrei voluto scrivere, ma non ho potuto:

1) di quando il protagonista del blog elabora la classifica dei 10 album più ascoltati in 18 mesi di Giappone, e mette Four Minute Mile dei Get Up Kids al primo posto;

2) di quando il protagonista si reca al decimo anniversario di fondazione di un pub a Shimo Kita, rimane invischiato in una convention rasta, è costretto al tetsuya e in finale conosce uno che millanta di aver suonato coi Suneatshours durante il loro tour giapponese. Coi Suneatshours, pensate;

3) di quando il protagonista illustra il fantastico mondo della Biblioteca del Congresso, con tutto ciò che ne consegue;

4) di quando il protagonista riceve una lettera da Romano Prodi in persona, in cui gli viene spiegato quali sono i candidati da votare per l'Unione nella circoscrizione Estero, e di come nessuno si sia accorto che il protagonista il 9 aprile sarà uscito dall'AIRE e comunque ha già fatto opzione per votare in Italia due mesi fa;

5) di quando il protagonista mette per la prima volta piede a Koenji, e gli sembra che sia abitato per metà da alternativi e per metà da salaryman che vanno nei localini zozzi.

Tutto questo non lo leggerete mai. Come direbbero i Keane, "this could be the end of everything". So why don't we go, somewhere only we know?

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categoria:vita in giappone
domenica, 19 marzo 2006

Il karaoke, questo sconosciuto, in Giappone non ha nulla a che fare con le sagre paesane itineranti che il lungicrinito Fiorello portò in giro per l'Italia all'inizio degli anni Novanta per almeno un paio di stagioni televisive del pre-serale di Italia 1 (questo lo dico per i lettori di Fase Sakutariana che non hanno ricordi di quando c'era l'Unione Sovietica).
Il karaoke in Giappone consiste nel chiudersi in una stanzetta in compagnia della/del sola/o morosa/o, o in alternativa, di una torma di colleghi/amici proni ad alcolizzarsi. Si beve e si canta, prenotando drink e canzoni con l'ausilio di appositi telecomandi. La combo che vi consiglio, assumendo il tono di un redattore della Lonely Planet, è quella nomihodai 飲み放題 (cioè, all you can drink) + tetsuya 徹夜 (passare la notte in bianco, ovvero, deliberatamente perdere l'ultimo treno e rimanere al karaoke tutta notte, di solito fino alle 5, quando le ferrovie riprendono a funzionare, o poco più tardi). Se credete che ci siano pochi margini per divertirsi con questi presupposti, potreste avere piacevoli sorprese scoprendovi scalmanati a cantare Dragostea alle 4 del mattino. Sì, quelle nella foto col tamburello e la mano sul culo del senpai siete proprio voi. 米酒さ 米酒さ 飲ま 飲ま イエー, e così via.
Una delle catene di alta segmentazione karaokica è
Pasela, dove potrete godere di stanze a tema, ristorazione on-demand e, se riuscite a collettere più di una venticinquina di persone, sontuose salette con mini-palco e maxischermo. Al Pasela di Shibuya sono andato ben tre volte, le più memorabili. Sono stato diverse volte anche da Uta hiroba 歌広場, catena che offre un ambiente e un catalogo sonoro decisamente più modesti (anche se inspiegabilmente hanno The Impression That I Get dei Mighty Mighty Bosstones), a un prezzo più contenuto. A proposito di cataloghi, ci troverete tutto quello che è uscito su major in Giappone, un'ampia selezione di artisti indies, e un repertorio di artisti stranieri più che accettabile, se non siete dei saputissimi collaboratori di Blow Up.
Tutto questo cappello iniziale è solo per introdurre la mia personalissima heavy rotation al karaoke. Giustifico l'operazione dicendo che potrebbe essere utile per farvi un'idea di cosa potete trovare nei cataloghi, e capire così alcuni aspetti cruciali della cultura giapponese. Inoltre, se mai dovesse capitarvi di ritrovarvi al karaoke in compagnia di chi scrive, adesso saprete cosa potete aspettarvi.
Perdonerete il tono personale, ma ormai qui si sta smobilitando, e tra una settimana sarò su un fantastico volo diretto dell'Alitalia-JAL.

Sezione I: gli imprescindibili duetti col curatore di Divagar Nippo-linguistico. Queercore allo stato bradipo.
1) Keane - Everybody's Changing
2) Hironobu & Broadway - Pegasus Fantasy (da Saint Seiya)
3) Keane - Somewhere Only We Know
4) L'Arc-en-ciel - Blurry Eyes (da DNA2)
5) Kanashimi yo, konnichi wa (da Maison Ikkoku

Sezione II: top 5 giapponese
1) Remioromen - Konayuki 
2) Asian Kung-fu Generation - Mirai no kakera
3) Remioromen - Minamikaze
4) Orange Range - Locolotion
5) Quruli - Aoi sora

Sezione III: gli immancabili classici del rock contemporaneo (top 15)
1) Bad Religion - 21st Century Digital Boy
2) Nirvana - Territorial Pissings
3) Pixies - Dig for Fire

4) Nirvana - Lithium (con la solita turba di venitisei-sette-otto-novenni europei segnati dal grunge)
5) Blur - Song2
6) Pixies - Debaser
7) Oasis - Don't Look Back in Anger
8) Incubus - Wish You Were Here
9) Nirvana - Heart-Shaped Box
10) Blur - Girls and Boys
11) Pixies - Where is My Mind?
12) The Dandy Warhols - Bohemian Like You
13) Sum 41 - Still Waiting
14) U2 - Elevation
15) R.E.M. - Losing My Religion

Sezione IV: i 5 one-shot più ragguardevoli (canzoni cantate solo una volta, ma performance memorabili)
1) Limp Bizkit - Take a Look Around
2) Maximo Park -
The Coast is Always Changing
3) Weezer - Tired of Sex
4) The White Stripes - Seven Nation Army 
5) The Mighty Mighty Bosstones - The Impression That I Get


Sezione V: io ci ho provato... (le 6 peggiori figure in assoluto - quando canti canzoni che conosci solo tu davanti a 20 persone e cominci a stonare. Te ne accorgi e cominci a stonare di più. Alla fine chiedi di cancellare la canzone e passare alla successiva, cosa che avviene con grata e pietosa sollecitudine. Cose belle.)
1) The Strokes -
Juicebox
2) Asian Kung-fu Generation -
Kimi no machi made
3) Dragon Ash - Fantasista
4) Jimmy Eat World - Sweetness
5) Ellegarden - Surfrider Association
6) Weezer - Pink Triangle


A futura memoria (esclusivamente mia), annoto che ho selezionato e cantato anche queste canzoni: In My Place (Coldplay), Supersonic (Bad Religion), Ruby Soho (Rancid), All I Want, Staring at the Sun, Why Don't You Get a Job? (The Offspring), Someday (The Strokes), Why Bother? (Weezer), Smells Like Teen Spirit, In Bloom (Nirvana), Charmeless Man, Country House (Blur), Minority (Green Day), Somewhere I Belong (Linkin Park), Roll With It (Oasis), Don't Tell Me (Avril Lavigne). Senza contare i brani altrui a cui ho fatto il controcanto: perle come Everywhere (Michelle Branch) e Vindicated (Dashboard Confessional). Sono senza vergogna. E gli è andata bene che non hanno niente dei Get Up Kids.

Per tutelare la privacy di coloro che mi hanno accompagnato nell'esecuzione di molte di queste canzoni, ho deciso di non indicare i loro nomi accanto alla performance in questione. Almeno due di loro però hanno un blog, su cui potete fare un salto: uno e due. Enjoy!

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categoria:vita in giappone
domenica, 19 marzo 2006

Clamoroso caso di omonimia alle edizioni Ariele di Milano.

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categoria:italia, letteratura
mercoledì, 15 marzo 2006

Miscellanea di notizie musicali dal Giappone, a pochi giorni dalla mia partenza, redatta in condizioni disagiate (hd allertato e in punto di morte, nebusoku 寝不足 cronico, impellenze varie, pre-nostalgia montante)

L'evento del mese
Il 15 marzo, cioé domani, cioé oggi, esce l'attesissimo quarto album degli Asian Kung-fu Generation. Si intitola Fanculo ファンクロ. Ah, no, ho letto male: Fancurabu ファンクラブ. Contiene solo 11 tracce, di cui alcune già in circolazione da mesi: le canzoni contenute nel mini uscito in autunno (Blue Train e Gekkou 月光), e Black Out, singolo spaiato uscito in estate, in occasione del Nano Mugen Fest. Da semplice ascoltatore non mi aspetto molto da Fancurabu.
Nel frattempo gli Ajikan compaiono sul numero di questo mese di Kaze to rokku 風とロック, una nuova free press musicale (mica tanto nuova: è in giro dai primi del 2005; o mi sono distratto, o era mal distribuita), che si caratterizza per il formatone in A4 e le belle fotografie. All'interno e in copertina troverete un memorabile servizione sugli Ajikan: 34 pagine che documentano una giornata in compagnia del quartetto capitanato da Gotou Masafumi, in giro per Tokyo a mangiare ramen. Semplicemente indimenticabili i paginoni doppi con fotografie di invitanti scodelle di ramen (per inciso, i nostri eroi se ne pappano tre in un giorno, ma fortunatamente per i loro fegati non si tratta mai di tonkotsu ramen 豚骨ラーメン).

I grandi ritorni tutti insieme
Marzo è da sempre uno dei mesi fondamentali, all'interno della millenaria cultura giapponese. E anche oggi che il Giappone appare come un paese che ha saputo coniugare armoniosamente i più arditi ritrovati tecnologici e una tradizione antica e originale, i giapponesi non sfuggono al richiamo che suscitano la bellezza delle stagioni che cambiano; un aspetto, questo, che costituisce da sempre uno dei cardini della sensibilità nipponica, e informa l'arte e la letteratura degli abitanti dell'Arcipelago.
Tutte balle, ovviamente, ma mi serviva un cappello per adescare i lettori più nippo-paleo-con. Il pistolotto stagionale era solo per introdurre il fatto che in questo mese di marzo freddissimo (anche ieri sono scesi alcuni di grani di konayuki 粉雪, invocata in loop perenne dai Remioromen) e pre-hanami (i primi ciliegi a Tokyo sono previsti verso il 31), le major stanno sparando diverse cartucce di cui avremmo volentieri fatto a meno. Torna Kimura Kaela, con un album e un'acconciatura nuovi di pacca: se il disco è come la sua nuova orrenda pettinatura, non dobbiamo aspettarci nulla di buono. Kouda Kumi già da qualche giorno infesta le stazioni della JR coi suoi poster scosciati come non mai. Anche lei scosciata. Regge una bottiglia di latte. Seduta su un tavolo.  (l'esibizione di cosciame gareggia a distanza con quella, decisamente più stagionata, di Hamasaki Ayumi, che già da qualche settimana troneggia sui cartelloni di Shibuya, e non solo. Ho scritto "troneggia", non fate i maliziosi). 
Nel frattempo sono tornati dalla colonia estiva quei suckeroni dei Soul'd Out, il trio hip hop che da solo basta a riabilitare la fisiognomica come scienza. Il loro nuovo album, Alive (8.3), è trainato dall'omonimo singolo, un rebelot funky-giocattoloso che non sfigurerebbe come b-side dei Rip Slyme. Sembra la sigla di College.
Tra i morti viventi che ritornano, va segnalato anche il 10° album degli Ulfuls, You, in uscita l'8.
Ben più croccanti sono i nuovi album degli Straightener (Dear Deadman, 8.3) e degli Eastern Youth (e non Easter Youth, come è scappato a qualche buontempone su Blow Up di ottobre 2005; 365ho no buruusu 365歩のブルース, questo il titolo dell'LP, è uscito lo scorso 8 marzo), per non parlare di nuovi singoli in arrivo (o già arrivati) per Sambomaster, Angela Aki (una delle meganekko più stilose in circolazione- musicalmente nulla, anche se va detto che il nuovo singolo è una delle canzoni più banali mai scritte da quando hanno inventato il verbo dakishimeru -la canzone è abbinata a Final Fantasy XII) e Remioromen, band per la quale, come avrete capito leggendo Fase, nutro sentimenti alterni che spaziano tra l'odio e la sopportazione.

Ritardi nel ciclo (produttivo)
Si fa un gran parlare di globalizzazione, ma intanto l'Italia è stata più avanti del Giappone, in un paio di cose del 2005. Solo in questi giorni (3.8) viene releasato in Giappone l'album di Daniel Powter, quello del singolo festivalbaliero Bad Day (nel resto del mondo l'album era uscito ad aprile 2005). Nel frattempo, anche James Blunt viene sdoganato da queste parti, il che non è certo un male (già si parla, accomunando i due, di "nuova generazione di singer-songwriter"). Analogo discorso andrebbe fatto sui Maroon5, che sono stati tra i gaijin più venduti nel 2005 con Songs for Jane, album che nella Terra dei Cachi aveva avuto i suoi 15 minuti a inizio 2003, se ben ricordo. Arctic Monkeys anche qui sulla breccia, ma in fondo chissenefrega.
Resta inspiegabilmente senza una release giapponese Solo un uomo di Mondo Marcio. C'è qualcosa che non va, fra.

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categoria:j-music
domenica, 12 marzo 2006

Stasera sono andato a vedere un concerto al Grapefruit Moon di Sangenjaya 三軒茶屋, la Shimo Kita dei poveri (evvai di etichette semplificanti).
Di Sangenjaya avevo già parlato in occasione di una visita allo Heaven's Door, circa un anno fa. Da allora ho un po' approfondito la conoscenza di questo simpatico quartiere a due fermate da Shibuya (sulla Den'en toshi line 田園都市線) e a circa venti minuti a piedi da Shimo Kitazawa, su vie nelle quali però è piuttosto facile perdersi. Il landmark principale del quartiere è la Carrot Tower キャロットタワー, un grattacielo non brutto, vagamanete arancione, che fa anche capolino in una canzone dell'ultimo album dei Veltpunch (potete vederne un dossier fotografico completo nella mia collezione su Shutterfly, che spero avrete già bookmarkato).
Il Grapefruit Moon si avvicina molto alla tipologia del live-bar, che non pratico molto. Interni curati, atti a dare impressione di calduccio e coziness, non senza una sfumatura trendy, tavolini e sedie e sgabelli. Palco assente, la band vi si esibisce in faccia. Metratura leggermente superiore alla media. Consumazioni obbligatorie a prezzo variabile, ma da 600 yen in su (per una Heineken in bottiglia).
La sortita la gestiva un amico di amici proveniente da Des Moines, IA, il quale era unicamente interessato a vedere la band dei suoi amici. Siamo quindi arrivati alle 22 circa, per assistere alla performance di
Shindo (si fa scrivere in caratteri latini) e della sua band.
Che dire. La band sembra attingere molto a un certo filone di sonorità seventies e orientaleggianti (in senso indologico), leggermente psichedeliche, e lo sviluppa in maniera monotematica, presentando una serie di variazioni su questo fondamentale mood sonoro. Le canzoni mostrano una certa inventiva e anche idee interessanti nella sezione ritmica, mentre è difficile, almeno al primo ascolto, trovare soddisfacimento nelle melodie, tutte piuttosto secche e sobrie (o falcidiate da ritmiche prepotenti). Da apprezzare comunque la tendenza a un certo sperimentalismo vocale, con interessanti sezioni a cappella in alcune canzoni, e la scelta dell'inglese come lingua, pronunciata in maniera esotica, e va benissimo così. Insomma, band interessante, anche se non impazzisco per queste cose. Di belle speranze direi, se non fosse che veleggiano sulla quarantina, e hanno fatto il loro esordio discografico nel 2003, dopo un primo album del 2000 autoprodotto. Ma, chissà, le vie dell'indie sono infinite.

[sul sito di/degli Shindo potete ascoltare qualche sample interessante - ovviamente dal vivo la produzione che si sente nei sample non c'era]

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categoria:live reports
sabato, 11 marzo 2006

Il prossimo 16 marzo uscirà Final Fantasy XII, il che è già un evento epocale in Giappone, per non parlare di Akihabara. Per vostra fortuna non ho mai giocato un solo capitolo della saga per più di 10 minuti, vi è andata bene, vi siete risparmiati una sequela di commenti saputi.
Non vi risparmiate però il resoconto di un'esperienza parallela ai limiti della realtà. La Suntory ha fatto uscire per l'occasione una particolare bevanda, denominata Final Fantasy XII Potion. Potevamo io e il curatore di Divagar Nippo-linguistico sottrarci a questo ennesimo clash between cultures? L'abbiamo assaggiata.
Azzurrina, traslucida, per i primi dieci secondi sa di colluttorio, per i restanti di zuccheri strani. Composizione a base di sciroppo di glucosio e aromi, tra cui camomilla. Pur essendo venduta nello scomparto dei beveroni energetici per impiegati, non è un vero e proprio drink potenziato. Eppure nella pubblicità televisiva (visibile anche sul sito ufficiale) vedrete gente che guadagna HP, lancia incantesimi e altre cose tipiche dei salaryman più scafati. Enjoy.

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categoria:video games, vita in giappone
venerdì, 10 marzo 2006

I membri degli Shandon decidono che è giunto il momento di assaporare nuovi scampoli d'assenza, e mettono la band in uno stand-by finalizzato al perseguimento dei propri progetti individuali, che ha tutta l'aria di uno scioglimento irrevocabile. In particolare, Olly il cantante guida ora i Fire, compagine formata da parte dei Madbones. La notizia è stata pubblicata il 13 febbraio scorso sul sito ufficiale della band.
Nel mio personalissimo oboegaki, potrei scrivere che gli Shandon sono stati una delle band italiane che ho visto di più in tutta la mia vita, e mai wazawaza, cioè apposta apposta. Mi capitavano.
La prima a un concerto al Rivolta di Marghera, febbraio 2002: gli olandesi Heideroosjes, che all'epoca già pubblicavano su Epitaph, erano stati chiamati per fare da spalla agli Shandon, cosa che mi era sembrata un po' così.
Una volta gli Shandon me li sono beccati pure a un concerto gratuito in Campo S. Margherita a Venezia, ottobre 2002, nell'ambito di una manifestazione anti-morattiana. 
L'ultima volta il 27 maggio 2004 a Milano, in supporto ai Bad Religion e ai Randy. Quella volta, a margine del concerto, scambiai pure due parole con Olly, ma che gli potevo dire. Gli dissi che mi erano piaciuti e che spaccavano. Chiedo scusa a Olly, agli Shandon, e al mondo intero per questa bugia, dettata da puro spirito di "non-posso-mica-essere-così-stronzo-da-dirgli-in-faccia-che-mi-hanno-fatto-cagare". Però avrei dovuto dirglielo, forse. Faccio ammenda ora. Maramaldo.

 

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categoria:musica occidentale
venerdì, 24 febbraio 2006

Dottorandi di tutto il mondo unitevi. È per puro spirito di appartenenza di classe che segnalo questa simpatica serie di strips, pubblicata on line dal 1997. Esistono anche dei volumi di storie inedite e invisibili sull'internet, ma credo che si possa vivere senza.

Questa qui per esempio, illustra molto bene alcuni seminari (ゼミ) a cui ho partecipato.

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